Al Fluffer si beve bene!

Piccolo cocktail bar in zona Washington, decisamente lontana dagli standard della Movida milanese, il Fluffer si propone come un punto di ritrovo per gli amanti del buon bere. Perché, lo diciamo senza giri di parole, al Fluffer si beve bene. I cocktail sono “semplicemente” molto buoni, oltre che belli a vedersi: la lista, vanta una quindicina di drink home made, twist di cocktail famosi e libere interpretazioni di ricette. Il Fluffer è, in definitiva, un locale molto piacevole, consigliato a chi cerca un luogo dove farsi una bevuta con gli amici di sempre.

Diversi tavoli all’esterno e pochissimi all’interno, circa 15 coperti: un arredamento assai semplice ma con un’atmosfera incredibilmente amichevole, che invoglia a rimanere per ore. Finalmente un locale che propone qualcosa di diverso, in grado di venire incontro a tutti i palati, anche a quelli meno esperti.
Abbiamo incontrato Roberto Giudici e Franco Pinto, rispettivamente responsabile e barman del locale.

Ecco come hanno risposto alle nostre domande…

 

  • Di che colore è il tuo locale e perché?

Sicuramente blu come le pareti: è nato di questo colore e non riusciamo a vederlo diversamente.

  • Quali sono i tre aggettivi che identificano il tuo locale e perché?

Informale, bizzarro, alternativo.

Informale perché, nonostante il nome, l’idea è quella di dar vita ad un ambiente famigliare, dove poter star bene e sentirsi come a casa.

Bizzarro: perché, a partire dal nome e da alcuni piccoli oggetti di arredamento (collegati al significato del nome), il Fluffer vuole anche essere un locale divertente, ironico, unico nel suo genere e quindi sicuramente bizzarro.

Alternativo: perché è un locale che, pur essendo molto particolare ed originale, riesce ad attirare una clientela molto eterogenea, persone di tutte le età e di tutti i tipi, accumunate solo dal desiderio di voler bere bene.

  • Innovazione e tradizione: eterna rivalità o perfetto connubio? Da che parte stai?

Perfetto connubio sicuramente. Per realizzare i nostri cocktails partiamo dalla tradizione, manteniamo un concetto di un drink per poi, magari, stravolgerlo e renderlo più attuale. La nostra forza è quella di riuscire a giocare sui grandi classici per poi stupire con delle novità: l’importante è essere flessibili.

  • La Carta dei Cocktails: come la costruisci?

Abbiamo una carta cocktails che cambiamo due volte all’anno, in modo da proporre dei drink diversi, adatti al periodo invernale e a quello estivo. In futuro vorremmo cambiarla stagionalmente. Per la preparazione dei nostri drink usiamo sempre prodotti freschi, sia frutta che verdura e delle spezie orientali che ricerchiamo personalmente nei negozi di China Town. Ogni settimana proponiamo anche uno o due drink nuovi, in modo da incuriosire sempre i clienti con nuove proposte. Oltre ai cocktails abbiamo anche qualche vino, tra bollicine, bianchi e rossi.

 

  • La Carta delle Birre: una new entry che sta diventando importante. Qual è il tuo rapporto?

Abbiamo qualche birra artigianale. A breve passeremo al Birrificio Hibu, situato in Brianza. Hanno birre molto particolari che ci hanno stupiti. Il packaging, curato da un designer della Disney, è sicuramente di grande impatto: anche l’occhio vuole la sua parte.

  • L’importanza dell’accoglienza. Cosa ne pensi e come ti sei organizzato?

L’accoglienza è tutto, è fondamentale. Fluffer è casa, famiglia, accoglienza. Milano, rispetto al resto di Italia, offre tantissime alternative sia sul beverage che sul food: i locali si devono quindi distinguere per l’accoglienza che offrono. Bisogna avere la capacità di capire ed ascoltare il cliente per cercare di rispondere pienamente alle sue esigenze ed aspettative.

  • Chi sono i tuoi clienti e quali mezzi di comunicazione e promozione utilizzi per promuovere il tuo locale?

La nostra clientela è estremamente eterogenea, sia per età che per tipologia. All’ora dell’aperitivo abbiamo dalla famiglia al ragazzino, mentre dopo cena il target più comune è quello più giovanile, sotto i trent’anni, universitari e neo lavoratori. Per la nostra promozione abbiamo una persona che ci segue e poi utilizziamo i social, soprattutto Facebook. Determinante è comunque sempre il passaparola che da noi funziona tantissimo, perché il locale è di impronta famigliare.

 

CURIOSITA’ E CHICCHE

 Un nome, una garanzia!!

Il Fluffer è nato in una zona dove non si beveva bene: i titolari quindi hanno deciso di aprire un posto per “alzare” il livello dei cocktails del quartiere.

Da qui, con un senso dell’umorismo molto raffinato e con una simpatica analogia, i titolari hanno coniato il nome Fluffer che, storicamente, era una figura assolutamente fondamentale, impiegata nel cinema porno per aiutare gli attori, nelle pause di registrazione, a mantenere “alto il morale e non solo quello”.

Come il Fluffer, anche il barman svolge un compito assai arduo ed altrettanto difficile: racchiudere in un bicchiere una vera e propria sinfonia per il palato, creando un’opera d’arte distillata, che deve rimanere impressa nel tempo e che soprattutto deve “alzare” il livello di qualità dei cocktails proposti.
Cocktails originali

Uno dei punti di forza del Fluffer è rappresentato dai drink: Roberto e Franco sperimentano e creano sempre delle nuove ricette, come il Gingo Negroni ed il Cosmo Fizz.

Il Gingo Negroni, ideato da Roberto, è stato perfino apprezzato da Gary Regan, uno dei massimi esperti di cocktails al momento. Il Gingo Negroni gli è piaciuto a tal punto da pubblicarne la ricetta sul suo sito “101 Best New Cocktails”. La grande abilità dei ragazzi del Fluffer nasce comunque da una loro continua ricerca di prodotti e di cocktails sempre nuovi. Importantissimo è però per loro non prendersi mai il merito per prodotti che non hanno creato: quando infatti trovano dei cocktails che li convincono, non li copiano mai, ma ne traggono solo degli spunti per inventare qualcosa di diverso.

(Intervista curata da Susanna Amerigo)

 

FLUFFER

Via Elba, 30

www.facebook.com/FlufferBar/timeline

Max
Milanese, classe 1970, amante del buon vino e del buon cibo da sempre e con la fortuna di nascere sotto la buona stella di Civiltà del bere. Esageratamente curioso, soprattutto nel bicchiere e nel piatto, tanto da meritarsi il soprannome deMaxiado. Gourmet per vocazione!

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