Il Chiostro di Andrea, creatività, eleganza e tanta passione.

A Milano esiste un posto dove i tesori del territorio, i prodotti della Lombardia e le tradizioni culinarie del Nord Italia vengono valorizzati ogni giorno con creatività, eleganza e tanta passione.

Stiamo parlando de Il Chiostro di Andrea, ristorante d’atmosfera e mistero, situato alle spalle del Tribunale, in un convento del XV secolo con chiostri e giardini senza tempo; vicino alla Biblioteca Sormani e poco distante da Piazza Duomo.

Abbiamo incontrato il titolare o meglio il “Patron” (come ama definirsi), Massimo Morazzoni che, insieme alla moglie, Paola Francavilla, gestisce questo locale, avvalendosi della professionalità e del grande talento dello Chef Andrea Alfieri

Ecco come ha risposto alle nostre domande…

 

  • Di che colore è il tuo locale e perché?

Anche se non lo è, lo vedo “giallo” perché il giallo è il mio colore preferito, caldo, solare ed energico.

  • Quali sono i tre aggettivi che identificano il tuo locale e perché?

Intimo, accogliente e storico.

Intimo per l’ambiente.

Accogliente per il calore che trasmettiamo alla clientela.

Storico perché siamo in un posto storico e vogliamo far parte della storia di Milano.

  • Innovazione e tradizione: eterna rivalità o perfetto connubio? Da che parte stai?

Sicuramente perfetto connubio. In Italia abbiamo troppa tradizione per potercene dimenticare, ma dobbiamo al contempo aprirci al futuro. Ogni tradizione rimane sempre più viva, tanto più si lavora per superarla.

  • Come costruisci il menu? Il tuo percorso dalla selezione delle materie prime alla ideazione dei piatti

“Cerco di limitare lo Chef Andrea Alfieri!!”

Scherzi a parte ho la fortuna di avere al mio fianco un grande Chef, come Andrea, e quindi lascio a lui carta bianca.

Il nostro è un menu legato a filo doppio con il Nord Italia, un percorso ideale attraverso le regioni del Nord, grazie anche all’esperienza vissuta per molto tempo da Andrea in Trentino. Rispettiamo sempre la stagionalità dei prodotti al fine di esaltare al massimo la materia prima, che riveste un ruolo determinante nei piatti creati da Andrea.

Per il pranzo proponiamo una piccola carta stagionale e una carta del giorno che, con il tempo, diventerà sempre più importante.

Per la cena abbiamo optato per una soluzione alternativa, seguendo un po’ la tradizione spagnola delle tapas: dei piccoli assaggi di grande qualità.

 

  • Intolleranze e stili alimentari alternativi. Nel vostro menu c’è posto per gluten free, veg?

Per il momento no.

La Carta dei Vini: preferisci un viaggio nel mondo o una selezione di produzioni vitivinicole nostrane?

Se potessi avere 3.000 etichette farei una carta con etichette da tutto il Mondo.

Dovendomi limitare, ho privilegiato la Lombardia che rappresenta il 50% della lista. Per il resto ho selezionato vini di altre regioni, ma sempre del Nord Italia, anche per un corretto abbinamento con i piatti del nostro menu.

 

  • La Carta delle Birre: una new entry che sta diventando importante. Qual è il tuo rapporto?

Ottimo: ho in pratica sposato una “Carta della Birra”!! Mia moglie Paola è infatti grande appassionata ed intenditrice di birre. Grazie alla sua esperienza ed alle sue conoscenze abbiamo creato una carta delle Birre con, al momento, 10 etichette di birre artigianali.

  • L’importanza dell’accoglienza. Cosa ne pensi e come ti sei organizzato?

L’accoglienza è determinante per il successo di un locale, è il suo biglietto da visita. Le persone decidono se staranno bene o male già nel momento in cui entrano in un posto. Poi starà a noi decretare il successo della serata.

Ho quindi uno staff di collaboratori molto bravi e sensibili, in grado di capire la tipologia del cliente e posso dire che i feed back ricevuti sono sempre stati molto positivi.

  • Doggy Bag: un’usanza che in Italia fa fatica ad affermarsi, ma che risolverebbe molti problemi di spreco e non costringerebbe i clienti a rinunciare ad un piatto o ad una bottiglia di vino per il timore di non terminarli. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

Siamo favorevoli all’iniziativa e anche da noi il cliente può portare via la bottiglia di vino non terminata.

Sprechi e sostenibilità. Il tuo locale è eco-friendly?

Assolutamente sì.

  • Take away: il food delivery è in continua crescita. Vi siete attrezzati in questo senso?

Anche se è una bella idea, non siamo organizzati per questo servizio.

  • Chi sono i tuoi clienti e quali mezzi di comunicazione e promozione utilizzi per promuovere il tuo locale?

La nostra clientela è molto eterogenea, dal professionista allo studente: in pratica tutti coloro che amino trascorrere una bella serata.

Per il momento promuoviamo il nostro locale tramite il sito, le newsletter e FaceBook.

 

 CURIOSITA’ E CHICCHE

Gli “Sgagnini”

“Il Chiostro di Andrea” si distingue dagli altri ristoranti per la sua proposta serale sicuramente innovativa, divertente e stuzzicante: gli “Sgagnini” .

Nome coniato dal Patron Massimo, gli Sgagnini sono dei “grandi piatti in piccole porzioni”.

Consentono di fare un viaggio nella cucina di Andrea Alfieri, di assaggiare diversi suoi piatti, potendo anche scegliere più primi o più secondi, cosa che non sarebbe possibile con un menu tradizionale.

 

Un Chiostro del 500 dove cenare a lume di candela

Il Chiostro di Andrea è collocato in uno degli angoli storici più suggestivi di Milano: i Chiostri dell’Umanitaria di San Barnaba.

Edificio storico della seconda metà del ‘400, i Chiostri dell’Umanitaria di San Barnaba sono la location perfetta per ospitare un ristorante come il Chiostro di Andrea: unica e magica è infatti l’atmosfera che si respira, soprattutto nelle sere d’estate, durante una cena alla sola luce calda e soffusa delle candele.

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(Intervista a cura di Susanna Amerigo)

 

IL CHIOSTRO DI ANDREA

Via San Barnaba, 48

Telefono: 02.5466494

Email: info@ilchiostrodiandrea.it

www.ilchiostrodiandrea.it

Max

Milanese, classe 1970, amante del buon vino e del buon cibo da sempre e con la fortuna di nascere sotto la buona stella di Civiltà del bere. Esageratamente curioso, soprattutto nel bicchiere e nel piatto, tanto da meritarsi il soprannome deMaxiado. Gourmet per vocazione!

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