Kikì ristorante

kiki

Il ristorante Kikì si trova nel cuore del vivace e particolare quartiere Isola. È un collettore di convivialità e di ospitalità, capace di riunire attorno ad un nuovo vino o ad una nuova bontà.

Punto di forza di questo ristorante a Milano è la scelta della materia prima, selezionata durante un continuo viaggio alla ricerca dei prodotti della migliore qualità, portati in tavola senza manipolazioni ed eccessive elaborazioni. Vi trovano posto sia eccellenze straniere che piccoli produttori di nicchia.

La cucina di Kikì è espressa ed il menu viene frequentemente aggiornato, presentando ogni sera piatti unici, abbinati a vini eccellenti.

L’ambiente è accogliente ed unico nel suo genere: sedie, tavoli, lampade dei più grandi designer rendono infatti Kikì un luogo dove arte e cibo si fondono in un equilibrio armonico e perfetto.

E non viene sottovalutato neanche l’aspetto economico: infatti il ristorante Kikì offre una qualità eccellente a prezzi più che ragionevoli.

 

Intervista al titolare del ristorante Kikì

Ecco come ha risposto alle nostre domande Domenico Di Marzo

  • Di che colore è il tuo locale e perché?

Sicuramente verde perché ho un bellissimo giardino, ho il pollice verde e soprattutto perché il verde, le varie tonalità del marrone ed i colori naturali sono rappresentati al meglio nel locale, dove i vari elementi di design sono in ferro, legno e materiali poveri, tutti naturali.

  • Quali sono i tre aggettivi che identificano il tuo locale e perché?

Accogliente, raffinato, “food design”.

Accogliente perché la luce, gli oggetti, i piatti e tutti gli elementi che compongono questo locale sono in perfetta armonia tra di loro. Ed è proprio questo equilibrio tra i colori e gli spazi a rendere il locale accogliente.

Raffinato: perché le cose semplici sono sempre le migliori. La raffinatezza e la qualità si trovano nella semplicità.

kiki“Food Design”: perché la natura, con i suoi colori e le sue forme, è un bene perfetto da valorizzare per stimolare tutti i cinque sensi. Bisogna far vivere i prodotti, renderli tridimensionali, in grado cioè di riempire lo spazio e colmare la vista.

La natura ci regala dei prodotti di altissimo livello che dobbiamo contaminare il meno possibile. L’occhio vuole la sua parte e, a tale scopo, sono anche importanti gli oggetti che hanno fatto la storia del design, come i piatti di Achille Castiglioni, le sedie, “Compasso d’oro”, di Enzo Mari, le posate e gli strumenti di grandi designer. Ma il bello deve essere anche buono. Il primo impatto è sicuramente quello visivo, per cui un piatto deve essere ben presentato, deve colpire per i suoi colori e per il suo aspetto: ma poi deve essere buono, deve piacere, stupire piacevolmente e rimanere impresso nella memoria.

  • Innovazione e tradizione: eterna rivalità o perfetto connubio?

Da che parte stai?

Bisogna avere le radici, la memoria storica. E’ importante innovare, continuare a far vivere nuove emozioni, ma sempre nel rispetto della tradizione.

  • Come costruisci il menu? Il tuo percorso dalla selezione delle materie prime alla ideazione dei piatti

La costruzione dei miei piatti parte dalle emozioni che mi regalano la materia prima, l’abbinamento con i prodotti, i colori e l’effetto cromatico. Non seguo mode e tendenze ma mi rivolgo sempre a Madre Natura e rispetto la stagionalità dei prodotti. Vado al mercato e scelgo personalmente i prodotti: si è prima attratti dalla vista, dai colori, ma poi ci deve essere una grande qualità. Cambio il menu in continuazione: è un continuo rincorrere e proporre prodotti nuovi. La mia clientela è ormai abituata alle mie continue innovazioni dettate unicamente dalla materia prima. La natura è in divenire continuo, per cui il menu deve cambiare seguendo i prodotti che sono in perenne evoluzione. Utilizzo tantissimi prodotti che sono Presidi Slow Food, tipo la Coppa di Francesco Carriero di Martina Franca, paese in cui sono cresciuto. A volte vado a caccia di prodotti non blasonati che, con il tempo, grazie alla loro qualità, diventano, come il caso della sopracitata coppa, addirittura dei Presidi Slow Food. Dietro un grande prodotto c’è una grande persona, il produttore, con una grande passione per la sua terra e per il suo mestiere: questa è per me la catena dell’eccellenza. Il piatto deve raccontare un’ emozione e poi deve far godere.

  • Intolleranze e stili alimentari alternativi. Nel vostro menu c’è posto per gluten free, veg?

Massima attenzione nel momento in cui c’è un cliente particolare, con reali problemi ed esigenze alimentari. Visto che da me la cucina è espressa e che ogni piatto viene preparato al momento, sono in grado di rispondere a qualsiasi richiesta: detto ciò non seguo le mode.

  • La Carta dei Vini: preferisci un viaggio nel mondo o una selezione di produzioni vitivinicole nostrane?

Per tutta la vita produttori italiani, da Nord a Sud. Come per il cibo, anche per il vino sono sempre alla ricerca di produttori seri e bravi. Ho etichette sia blasonate che di piccoli produttori di nicchia, ma sempre di grande qualità. In un vino bisogna sentire il territorio, i profumi ed i sapori della zona di provenienza. Ho inoltre alcuni vini di cantine blasonate che ho etichettato come Kikì: questo perché mi piace personalizzare i prodotti che propongo, metterci la faccia, essere attivo e non passivo in quello che faccio.

  • La Carta delle Birre: una new entry che sta diventando importante.

Qual è il tuo rapporto?

Ho birre artigianali. Ho iniziato circa 12 anni fa ad apprezzare questi prodotti grazie alla conoscenza, nel 2004, di Teo Musso della Baladin. Da allora ho sempre seguito con grande attenzione il mondo della birra.

  • L’importanza dell’accoglienza. Cosa ne pensi e come ti sei organizzato?

L’accoglienza è tutto. Va riposta una grandissima attenzione non tanto la prima volta che viene un cliente, ma le volte successive. Dalla terza volta in poi si deve alzare sempre di più il livello di attenzione verso il cliente, in modo da fidelizzarlo e da non deluderlo. Mi piace coinvolgere i miei clienti, far provare loro dei prodotti e dei vini nuovi, degli abbinamenti anche azzardati, far vivere delle emozioni che poi non si dimenticano. Mi piace mettere a confronto dei prodotti di eccellenza con stessi prodotti di qualità inferiore, per far conoscere al cliente le differenze e fargli capire cosa sia la qualità. Mi piace fare cultura del cibo: per questo in sala ci deve essere personale preparato in grado di presentare i piatti e parlare dei prodotti.

  • Doggy Bag: un’usanza che in Italia fa fatica ad affermarsi, ma che risolverebbe molti problemi di spreco e non costringerebbe i clienti a rinunciare ad un piatto o ad una bottiglia di vino per il timore di non terminarli. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

Ho sempre fatto il “Catering di design”. Sono quindi aperto a questo tipo di servizio, anche se i clienti generalmente finiscono tutto al tavolo. Comunque sono il primo a spingere il cliente a portare via la bottiglia di vino non terminata.

  • Sprechi e sostenibilità. Il tuo locale è eco-friendly?

Sicuramente sì: grazie alla tecnologia ed agli abbattitori gli sprechi sono ridotti al minimo e riesco a contenere i costi.

  • Take away: il food delivery è in continua crescita. Vi siete attrezzati in questo senso?

Al momento non sono interessato a questo tipo di servizio.

  • Chi sono i tuoi clienti e quali mezzi di comunicazione e promozione utilizzi per promuovere il tuo locale?

Definisco i miei clienti come “le eccellenze della clientela”. Sono persone che capiscono e che apprezzano il buon cibo ed il buon vino. Con loro c’è un rapporto personale: so le date dei loro compleanni, i nomi e, quando organizzo eventi, li contatto personalmente con messaggini telefonici ed utilizzando il passa parola. Questa è la clientela che mi interessa: persone a cui far conoscere il cibo.

 

CURIOSITA’ E CHICCHE

Un nome, un’emozione!!                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   kiki

Il nome Kikì deriva da Kiki di Montparnasse ed è stato suggerito al proprietario da Giampiero Mughini. L’emozione che può dare un quadro è particolare ed allora anche il Kikì vuole emozionare subito, fortemente. Perché l’immagine forte, immediata, spinge ad essere curiosi; un’immagine debole ti lascia spento, senza motivazioni.
Food Design

Nel 2004 è nato il primo ristorante di Domenico: Il Cantiere dei sensi. Un luogo dove cibo, vino e design erano in perfetto equilibrio, un luogo dove si faceva vivere il design. Si andava a mangiare e si poteva comprare un pezzo di design di grandi firme: Flos, Bisazza, Miele, Enzo Mari, Stefano Giovannoni, Kartell, Alessi, Zanotta e tanti altri.

Ma l’idea era troppo innovativa per i tempi, soprattutto per un discorso normativo che non prevedeva di unire diverse voci merceologiche sotto lo stesso tetto.

Domenico decide quindi nel 2011 di dedicarsi solo alla ristorazione e di aprire Kikì, mantenendo sempre una grande passione per il design che è riuscito a mettere nel mestiere di ristoratore.

Ogni piatto viene studiato e creato come un progetto: colori, proporzioni, sapori e qualità devono essere in perfetta armonia per stimolare tutti e cinque i sensi.

 

Il Giardino

Kikì si distingue anche per il suo giardino, nato sul cemento di un cortile che è stato tutto piantumato e su cui oggi crescono fiori e piante aromatiche.

Il giardino è arredato con il verde del Carcere di Bollate dove c’è un vivaio gestito dalla figlia del grande Nico Magistretti.

 

KIKI’  

Piazza Tito Minniti3/5

telefono: 335.5935566

e-mail: info@kikimilano.it

www.facebook.com/kikiristorante

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  1. Piazza Tito Minniti
    MI Italy

    Piazza Tito Minniti
    MI Italy
Susanna
Susanna
“Non so cucinare, ma…” è il nome che ho scelto per descrivere, in poche ma sincere parole, chi sono e quello che amo fare. Non essendo brava ai fornelli, ma adorando i nostri prodotti, i nostri vini e tutto ciò che rappresenta il nostro paese, ho deciso di organizzare eventi di qualità e degustazioni food & wine per aziende e privati in collaborazione con i migliori Chef e ristoranti di Milano e Lombardia, con cantine di nicchia e con aziende produttrici di grande qualità.

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